1942 – Legnano n°4145 record ora – Fausto Coppi

 

 

 

Un bellissimo articolo tratto dal sito della Gazzetta dello Sport.

Fu un lampo di luce nelle tenebre. Un fiore tra le macerie. Settanta anni fa Fausto Coppi stabilì al Vigorelli il record mondiale dell’ora. Milano era stata appena ferita da un bombardamento micidiale. Il 24 ottobre 1942 l’allarme era suonato alle 17.57. Sopra la città il rombo di 73 Lancaster. Quattro minuti dopo il bombardamento incominciò. I quadrimotori inglesi volavano bassi, alcuni a 500-600 metri di quota. Il frastuono era terrificante. Nello spazio di 18’ sganciarono 135 tonnellate di bombe dirompenti e 30mila bombe incendiarie. Un inferno. Furono colpiti 441 edifici: lo stabilimento della Bianchi e la Caproni, il Teatro Puccini e il macello, il mercato di Porta Vittoria e il deposito della Hoepli, anche il muro di San Vittore, così decine di detenuti tagliarono la corda. Duomo, Porta Ticinese, Magenta, Vittoria, Sempione, Porta Venezia, Garibaldi furono i quartieri più danneggiati. Grandi devastazioni, ma, nella città spopolata, “solo” 171 morti. Il Duomo era il punto di mira, ma non fu colpito. Come il Vigorelli.

7 novembre 1942: Fausto Coppi durante il tentativo al Vigorelli
7 novembre 1942: Fausto Coppi durante il tentativo al Vigorelli

L’anello favoloso — Il Vigorelli era già un anello favoloso. Aveva preso il posto della mitica pista di Buffalo, a Parigi, frequentata da Toulouse-Lautrec. Al Vigorelli avevano stabilito il record dell’ora Olmo, il francese Richard, l’olandese Slaats e Maurice Archambaud. Ma lo avevano fatto prima della guerra. Coppi, invece, entra in scena il 7 novembre 1942. Da due anni è militare. A Tortona, al 38mo Fanteria, Divisione Ravenna. Quattro mesi prima, il 26 giugno, al Vigorelli, era entrato in finale dell’inseguimento, per il titolo italiano, ma nel riscaldamento uno sciame di bimbi aveva invaso la pista e Coppi, per evitarli, cadendo, si era rotto la clavicola. Cino Cinelli, l’altro finalista, con superbo fair-play, non volle il titolo a tavolino. La finale fu spostata al 4 ottobre e Coppi raggiunse Cinelli prima della fine della prova. Aveva sorvolato il fair-play perché Cuniolo e Cavanna gli avevano detto: “Devi vincere il più possibile per evitare il fronte”. In giugno il fratello Livio era stato spedito sul fronte russo con l’Armir. Fausto cercava di non fare la stessa fine. Così improvvisò il record dell’ora.

Coppi durante il tentativo
Coppi durante il tentativo

Citta’ devastata” — Entrò in scena in una città devastata. L’ambiente è ben descritto da Mauro Colombo nel romanzo “L’ora di Coppi”, edito da Excelsior 1881, a giorni in libreria. L’atmosfera era tetra. Si lavorava a rimuovere le macerie e a ripristinare i servizi pubblici: luce, acqua, gas, trasporti. Coppi aveva avuto una settimana di licenza. Per 4 giorni era andato in bici da Castellania a Milano, 100 chilometri con in fondo la salita di Carezzano. Non era la preparazione ideale. Venerdì sera non si arrampicò fino a casa, ma si fermò a Tortona. Cenò all’albergo “Cavallino”. Andò al cinema. Passò in piazza Duomo, prese una camomilla al Bar Centrale e poi dormì otto ore. Sabato, con Cuniolo, Cavanna e Chiesa, prese il treno. A Pavia si aggiunse a loro Rino Negri, poi firma storica della Gazzetta. Sfiorando le macerie, poco prima di mezzogiorno Coppi arrivò al Vigorelli. Parlò con Anteo Carapezzi, direttore del velodromo. Alle 13.00 giunse Pavesi col meccanico Ugo Bianchi, che portava la Legnano di Fausto, col 52×15 che sviluppava 7,38 metri per giro di pedali.

Fausto Coppi tenta il record al Vigorelli
Fausto Coppi tenta il record al Vigorelli

Nulla di speciale — Non c’era nulla di speciale né nella bici, né nell’abbigliamento di Coppi. Portava pantaloncini neri e la maglia di lana ruvida. Alle 14.12 la campana suonò. Coppi doveva fare meglio dei 45.840 metri percorsi da Archambaud. Partì bene e si portò in vantaggio. Ma la mancanza di allenamento e di gare si fece presto sentire. Dopo 50 giri era dietro di 6”. Pavesi era aggrappato alla pipa. Fausto, però, non mollò. Incominciò a limare lo svantaggio. Al 72mo giro appaiò Archambaud. Ma la pista era diventata verticale. Lo sforzo era terribile. I polmoni esplodevano. Il dolore era insopportabile. Dopo 105 giri la campana gli segnalò che era in ritardo di 1”. Coppi, però, mantenne il suo stile perfetto. Ogni pedalata un colpo d’ala. Dopo 116 giri non sentì la campana quando passò sul traguardo. Era in vantaggio. Batté Archambaud per 31 metri: 45.871 contro 45.840 (poi le misure saranno ritoccate: 45.767 contro 45.798).

“Mai piu’ — Sceso di bici, Coppi disse: “Mai più!”. Quello sforzo titanico non gli giovò. Il Paese aveva bisogno di soldati. Fu spostato al 36mo Fanteria. Il 7 marzo 1943 un aereo, volando a pelo d’acqua, lo portò sul fronte nordafricano. Provò la sconfitta, la prigionia, la malaria. Sulla pelle la scritta PW, “prisoner of war”, prigioniero di guerra. Quel record fu un prodigio. Sembrava fragile, invece resisterà per 14 anni. Ci vorrà il più grande cronoman di sempre per batterlo: Jacques Anquetil, il 29 giugno 1956, coprirà 46.159 metri al Vigorelli. Poi su quella favolosa pista, culla di Maspes e Gaiardoni, faranno meglio Ercole Baldini (46.393, da dilettante!) e per due volte Roger Rivière (47.346 metri). Poi ci saranno i record in altitudine, quelli all’emotrasfusione e all’Epo. Ma non ci sarà più l’entusiasmo di quei favolosi 25 anni, 1935-60, quando il Vigorelli era il paradiso. Quando la bicicletta faceva alzare in volo i sogni e anche le macerie, con Coppi, regalavano diamanti.

Claudio Gregori © RIPRODUZIONE RISERVATA

2014 – Verniciatura Andrea Bini – Bike Specialist – Reggio Emilia

Per i puristi delle bici d’epoca pronunciare la parola riverniciato è come pronunciare un eresia, lo so, la bicicletta in condizioni originali e con i segni di usura, ha sempre il suo fascino e non ha paragoni. A volte ci si imbatte in mezzi in cui il tempo ha lasciato la sua firma oppure sono stati reinterpretati da qualche estroso nuovo proprietario, allora in quel caso la riverniciatura del telaio è d’obbligo, ed è lì che si diventa matti nel cercare di trovare le decal, il colore giusto della bicicletta di quel periodo e non ultimo il verniciatore che sappia abbinare le cose. In questo Andrea è molto bravo. A voi le immagini che valgono di più di mille spiegazioni.

 

1946 – Legnano type Roma N°4621 – Gino Bartali

Sempre dalla mitica Bottega sotto al Vigorelli in quel di Milano

Telaio – Legnano Tipo Roma

Piega e Pipa – Garavaglia – mod.Gara (fatti artigianalmente, sempre in quel di Milano)

Cambio Campagnolo due leve rigide

Guarnitura a ingranaggio singolo Legnano

Mozzi – Campagnolo

Cerchi –  Fiamme

Sella – Brooks